mercoledì 17 giugno 2009

"SOLO PER GIUSTIZIA"di Raffaele Cantone

TRAMA :
Il racconto del giudice Cantone prende avvio dal suo ultimo giorno alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli: ripercorrendo la sua esperienza, Cantone mostra in che modo un bravo studente di giurisprudenza che voleva addirittura fare l'avvocato sia finito per diventare il nemico numero uno dei boss di Mondragone e Casal di Principe, più di una volta minacciato di morte e da anni costretto a vivere sotto scorta insieme ai familiari. Un'evoluzione che non nasce da una sorta di vocazione missionaria, ma prende forma attraverso un percorso graduale e, talvolta, persino casuale, dove però rimane sempre salda la sua originaria passione per il diritto. Quella che gli fa trattare con la medesima professionalità e dedizione le vicende di un anziano signore che si rivolge alla giustizia per la tragica morte del figlio dovuta a un caso di malasanità e le sofisticatissime indagini condotte insieme al Ros per arrivare alla cattura di Michele Zagaria, la primula rossa dei Casalesi. Ma l'amaro realismo di queste pagine finisce per evidenziare come l'universo camorrista abbia confini ben più estesi e radici ben più profonde dei vertici di qualche clan. Per cui, fino a quando ci saranno politici, funzionari, imprenditori, uomini delle forze dell'ordine e liberi professionisti corrotti, conniventi o sottomessi, la camorra resterà come un'idra cui la giustizia può tagliare una o qualche testa che subito ricresce, mentre coloro che vi si oppongono individualmente sono votati a un pericoloso destino di isolamento.


RECENSIONE DA IBS :

Ci sono uomini che nascono nei posti più a rischio d’Italia, ma che, forse per reazione, riescono a mantenere viva dentro se stessi un’idea di giustizia profonda e atavica. È un’idea forte, perché cresciuta in un terreno argilloso e sdrucciolevole, dove le raffiche di vento arrivano da ogni direzione.Raffaele Cantone nasce 45 anni fa a Napoli, per l’esattezza a Giugliano, un paese in cui per lungo tempo i morti ammazzati dalla camorra sono stati un fatto quotidiano. Essere un uomo di giustizia, in una terra in cui la legge non ha nulla a che vedere con le norme contenute nei codici, significa avere un briciolo d’incoscienza e una sorta di distacco dal mondo che avvicina l’uomo all’alieno. Un alieno che quasi per sbaglio lascia la carriera di avvocato, intrapresa per circa due anni, per entrare nella magistratura, ritrovandosi senza rendersene conto con indosso la toga del Pubblico Ministero.La cosa più interessante nel racconto di questo giovane magistrato è senz’altro la ferma volontà di liberare il suo personaggio da quell’aura di superpotenza che troppo spesso gli osservatori tendono ad attribuirgli. Eroi dei nostri giorni, i magistrati come lui, impegnati a lungo nella lotta contro la criminalità organizzata, sono prima di tutto uomini, che spesso si rendono conto di mettere a rischio la propria vita e quella dei propri familiari quando ormai è troppo tardi per un ripensamento. Raffaele Cantone racconta in queste pagine intense e commoventi gli anni passati alla procura distrettuale antimafia di Napoli. La lotta contro il clan di Mondragone prima e di Casal di Principe poi, gli uomini di legge con cui ha collaborato e quelli di malavita che è riuscito ad inchiodare. Poi i primi pentiti, con tutta la paura che si portano dietro, i rischi di ritorsione e la necessità di mantenere viva la propria autorevolezza e la propria dignità. Quindi la vita sotto scorta, dieci anni passati in costante e continua libertà vigilata, per finire alle accuse infamanti arrivate alla procura, quello che lui definisce lo “Scilla e Cariddi” attraverso cui ogni magistrato prima o poi deve passare. La calunnia che fa tremare i polsi più della minaccia di morte, perché un uomo di giustizia che perde la sua autorevolezza non è più credibile, non può contare su nessuno, è solo.Pagine dure, scritte con un profondo coinvolgimento emotivo; la cronaca di una vita in prima linea, ma soprattutto una serie di vicende umane interessantissime. Perché i ragazzi della scorta in queste pagine non sono solo marescialli e appuntati, ma hanno anche dei nomi di battesimo; perché la sua segretaria non è un’ombra che porta i caffé durante le veglie di lavoro, ma è prima di tutto una persona. E questo basta a trasformare un’autobiografia in un romanzo. Umano, coraggioso e sovversivo, nella disarmante semplicità con cui la vita di un eroe viene assimilata a quella di un uomo comune, qualcuno che ogni mattina compie il suo dovere solo per giustizia o, forse, anche per amore… di giustizia.

mercoledì 10 giugno 2009

"La bellezza e l'inferno" il nuovo libro di Roberto Saviano

"La bellezza e l'inferno": fra questi poli opposti che richiamano il pensiero di Albert Camus si estende il campo di forze frequentato da Roberto Saviano, il luogo che genera la sua visione della vita, dell'impegno e dell'arte. Introdotti da una prefazione dell'autore, gli scritti raccolti in questo volume tracciano un percorso tanto ricco e vario quanto riconoscibile e coerente. Dal ragazzo che muove i primi già maturi passi nell'ambito della letteratura e della militanza antimafia fino allo scrittore affermato che viene invitato all'Accademia dei Nobel di Stoccolma e abbracciato dai terremotati in Abruzzo, Roberto Saviano resta se stesso. Ci racconta di un campione come Lionel Messi, che ha vinto la sfida più grande, quella contro il suo stesso corpo; di Anna Politkovskaja, uccisa perché non c'era altro modo per tapparle la bocca; dei pugili di Marcianise, per cui il sudore del ring odora di rabbia e di riscatto; di Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista; di Enzo Biagi, che lo intervistò nella sua ultima trasmissione; di Felicia, la madre di Peppino Impastato, che per vent'anni ha dovuto guardare in faccia l'assassino di suo figlio prima di ottenere giustizia; e di tanti altri personaggi incontrati nella vita o tra le pagine dei libri, nelle terre sofferenti e inquinate degli uomini o in quelle libere e vaste della letteratura.

venerdì 1 maggio 2009

"Diritto alla verità" di Paola Pitagora

Cari amici e amiche, che da tempo avete la bontà di seguire il mio lavoro, vi chiedo un po’ di attenzione.
Ricorre in questi giorni l’anniversario di un evento tragico che ha sconvolto Roma, la mia città, diversi anni fa. Parlo del rogo di Primavalle, un fatto criminale che causò la morte di due giovani, i fratelli Mattei, il più piccolo aveva nove anni.
Era il 1974, un anno terribile preceduto e seguito da anni di fortissime tensioni politiche. Furono condannati per l’attentato, tre militanti di Potere Operaio, uno di loro, Manlio Grillo, è tutt’ora latitante in Nicaragua.
Il 19 ottobre 2006 sul quotidiano la Repubblica, appare una dichiarazione del Grillo secondo cui io lo avrei ‘scortato’ in una fuga verso Milano su di un treno che dopo il delitto, lo avrebbe condotto all’estero.
Esterrefatta e indignata per questa menzogna, non mi sono limitata a smentire, non avendo mai nella mia vita neanche conosciuto Manlio Grillo e i suoi: ho querelato per calunnia. Intuivo che una semplice smentita non sarebbe stata sufficiente a fugare ogni dubbio, e infatti puntualmente mi sono ritrovata citata e insultata in blog fantasiosi gestiti da gruppuscoli dell’estrema destra. La causa penale è tutt’ora in corso.
C’è però un fatto nuovo. Un anno fa, nel 2008, preceduta da telefonate anonime, è arrivata nello studio legale che mi assiste, l’avvocata Cristina Cialdini, una cassetta dal Nicaragua. In questa cassetta, è registrata una lunga e dettagliata dichiarazione di Manlio Grillo che spiega il perché, e da chi è nata l’idea di inserire il mio nome in quella brutta storia.
Si conferma l’idea iniziale: è stato architettato un falso scoop per rendere un libro autobiografico, commercialmente più appetibile. Non so i motivi che hanno portato il Grillo a ritrattare in modo esplicito, certo non ragioni umanitarie verso la sottoscritta, piuttosto forse una delusione per la mancata riuscita del libro, o una resa dei conti nei confronti della sua ispiratrice. E’ un dettaglio che non m’interessa: FINALMENTE UNA VERITA’ – ho pensato.
Il documento è stato trasmesso al magistrato, e in seguito attraverso il mio legale, ho chiesto al quotidiano ‘la Repubblica, che aveva dato eco alla diffamazione, di dare il dovuto risalto alle nuove dichiarazioni di Grillo.
NESSUNA RISPOSTA - Evidentemente è più facile sbattere in prima pagina ‘la fiancheggiatrice’ – La smentita di un’ ordinaria calunnia, fatta dallo stesso calunniatore, non interessa nessuno.
TRANNE ME NATURALMENTE.
Mi è pesato e mi pesa tanto, che ancora un ombra del più piccolo dubbio possa sfiorare il mio coinvolgimento anche marginale, in merito a una vicenda, quel delitto di Primavalle, che ha colpito profondamente le coscienze, mia e di molti cittadini. Perché solo ora pubblico questa nuova dichiarazione sul blog e sul sito? perché nella mia protratta ingenuità, speravo che l’organo di stampa che aveva prontamente dato eco ai deliri del sig. Grillo e della sua amica, assumesse riguardo agli sviluppi della vicenda, un atteggiamento meno pilatesco. Così non è stato, purtroppo.

PAOLA PITAGORA

SEGUE LA TRASCRIZIONE DELLA DICHIARAZIONE SPONTANEA DI MANLIO GRILLO -


Sono Manlio Grillo e vivo in Managua.
Sono nazionalizzato nicaguarense dal 1990.
Solange Manfredi ha ingannato e distolto volutamente il senso dell'intervista del libro manipolando il registratore
per suoi propri interessi.
Non ho mai fatto il nome di Paola Pitagora come nostra complice ,nel senso che vuol far credere Solange per appagare
la sua sete di protagonismo.
Il nome di Paola Pitagora esce per una manipolazione del registratore da parte di Solange ,per pura coincidenza il nome
di lotta di una certa persona che era appunto "Paola" ,che manipolato da Solange Manfredi,diventa Paola Pitagora ,
Questo si spiega nella registrazione che però Solange omette volutamente ,registrando e non registrando quello che le faceva più comodo, in un attimo di pausa e di ironia che avrebbe dovuto essere fuori campo.
Quando mi chiede come si chiama la persona che mi ha accompagnato in treno,io rispondo "Paola" e lei mi dice - facendomi vedere che aveva spento il registratore- "Ah" -sorridendo- " Paola? come Paola Pitagora l'attrice? " le rispondo : "Sì Paola Pitagora " sorridendo anch'io e chiedendole se stava scherzando e poi..continuamente a parlare e scherzare su quella battuta e ripetendo il nome di Paola Pitagora e lì sicuramente si incrociò l'intervista vera con quella manipolata,anche perchè credevo che il registratore fosse spento.
Solange ha approfittato di quelle battute e registrato ,tenendo il registratore sotto la scrivania,quello che le faceva comodo ,facendo sì apparire il nome di Paola Pitagora come la stessa Paola che mi accompagnava sul treno; quando le chiedo :"Non hai mica messo davvero la Pitagora?Quell'attrice non c'entra niente con questa storia" lei risponde :" No non preoccuparti che non è stata registrata e comunque un po di balle fanno bene ai libri,li rendono più interessanti e più facili da vendere".
Le ho ripetuto se era sicura, e lei mi ha risposto che non era stata registrata quella parte.Sicuramente era tutto premeditato, visto che della Paola che mi accompagnò sul treno ne parlammo già in altre occasioni . Noi le registrazioni le preparavamo fuori microfono e di Paola se ne era parlato da giorni, l'accordo era che quando si parlava di cose non certe o di ipotesi lei spegnesse il registratore e si cercasse con il suo aiuto di ricordare i fatti come avvennero veramente ; sono passati trent'anni e bisognava riflettere e ricordare prima di registrare.
A volte si pensava a voce alta per confrontare le idee e non nascondo un pò di superficialità nelle mie dichiarazioni, c'è stata anche perchè suggestionato da Solange ,della quale all'inizio avevo una grande stima ,la quale mi pulsava quasi forzatamente la veste superficiale ,sembrava quasi che le interessassero solamente le frasi ad effetto trascurando i dettagli .
Io le chiesi di spegnere il registratore diverse volte per non mischiare il vero con la fantasia ,come con la Pitagora , e non mescolare stupidaggini che non c'entravano niente, sicuramente tutto questo era premeditato.
Solange ha avuto il tempo di elaborare un piano approfittando di questa omonimia per manipolare la registrazione e l'intervista affinchè sembrasse che la Pitagora fosse la stessa Paola che mi accompagnò quel giorno ,il quale nome avrebbe sicuramente aumentato la tiratura del libro ed eventualmente chiamato l'attenzione della magistratura.
Solange Manfredi ha ingannato me ma soprattutto la magistratura, con una balla colossale ha manipolato i controlli del registratore
per rendere più interessante il libro affinchè qualcuno lo pubblicasse .
Solange Manfredi è una persona con grossi problemi psicologici ; suo amico di famiglia Paolo Bosio,buonanima,conosciuto da Solange e suo fratello fin dai tempi di "Gioventù d'Italia" a Torino ed assiduamente frequentato qui in Managua nel suo ristorante "La Magica Roma", ha raccontato che Solange è stata ricoverata, in tempi passati in una clinica di Torino ,per problemi mentali ,crisi depressive,anoressia e mania di persecuzione. Non mi stupirei che fosse vero visto il comportamento anormale che Solange aveva qui in Managua.
Paolo Bosio era, è morto l'anno scorso ,proprietario del ristorante "La Magica Roma" .
La paladina della giustizia Solange, che vuol far credere che è moralmente ineccepibile, omette di dire con che tipo di persone è venuta in Nicaragua e quali sono i suoi scopi. Solange viene in Nicaragua con uno strano personaggio di nome Manlio,finanziario siciliano che operava nella finanza milanese e che trascina con sè grossi problemi di cocaina,al punto tale che muore di overdose un anno dopo circa in Granada in Nicaragua.
Solange ha sostenuto davanti a testimoni che Manlio,nome mio omonimo,l'ultimo anno in Italia si è tirato più di un miliardo di lire in cocaina , bei colleghi aveva in Italia.
Proprio loro due mi contattano per aprire una spaghetteria e comprare un locale "La Piazzetta" che avrebbero pagato circa 200 mila dollari,il locale che non valeva quasi niente, che però a loro interessava e che di soldi ne avevano tanti ,certo è che Solange ha vissuto in Nicaragua non da poverella ,visto che conduceva una vita da miliardaria ,villa con piscina nella zona Vip ,jeep milionaria Suburban, che qui costava circa 150 mila dollari ,non le dico di viaggi lo stesso anno in Italia e pagò dei debiti al suo amico Paolo Bosio.
Paolo Bosio mi diceva che se tutto andava bene i suoi problemi economici erano finiti ,erano arrivati dei suoi amici dall'Italia che avrebbero investito dei milioni nel paese e che il capo di tutti era una certa Solange ,imparentata con i Valletta, e per ragioni di sicurezza bisognava tacere. Il locale dove ci riunivamo per il libro era il locale dove Solange era socia ,non era un locale qualunque, era la "Casa del Pomodoro" ,del quale lei era proprietaria per circa il 50 % .
Paolo ripetutamente mi disse che Solange era un po malata di cervello però bisognava tenerla buona perchè lei controllava i soldi di tutti ,più di un milione di dollari in contanti .
Chi mi propose di fare il libro è stata lei ,io non mi sarei mai sognato di pubblicare un libro.
Solange sostiene che decise di non fare più il libro perchè si accese in lei il sacro fuoco della giustizia,un grande gesto di stakanovismo patriottico, a discapito della Paola Pitagora e sfruttando la vicenda Mattei ,balle.
Laura ( Solange) fa un viaggio in Italia per parlare con l'editore che aveva conosciuto per intermezzo,così mi disse, a proposito del nostro libro o meglio del suo, quando ritorna dal suo viaggio Solange dice :"Ho conosciuto un editore che è anche un importante avvocato di Roma-Viterbo,non ricordo più bene, ci aiuterà a pubblicare il libro con i suoi contatti e mi ha offerto di collaborare nel suo studio".
In Managua andava in giro dicendo che la inseguivano agenti segreti che entravano di notte in casa sua ,di avvelenamenti di cani , bigliettini di morte lasciati sulla sua macchina ,sabotaggio ai freni della sua Suburban,computer sotto controllo,telefonini spiati, tutto frutto della sua mente bacata.
C'erano giorni in cui aveva tremende crisi depressive ed andava in giro come uno zombie ,con lo sguardo fisso a terra e schivava tutti,sosteneva persino che suo padre è stato ammazzato dai medici, che lo avevano in cura a Torino, per ordine della mafia.
Ho finito qui la mia dichiarazione .
P.S : Qui in Managua viveva sotto falso nome e si presentava come Laura Martini.
Continuo la mia dichiarazione aggiungendo dei particolari che mi vengono adesso in mente.
Solange Manfredi si è presentata con un importante giornalista ed avvocato dicendomi che era dovuta fuggire dall'Italia ,abbandonare la professione di avvocato in uno studio importante su ordine di un magistrato perchè la mafia la voleva ammazzare per certe indagini che la magistratura stava facendo su certi conti svizzeri riguardanti suo padre,che secondo lei non era altro che il cassiere della mafia.
Solange andava in giro dicendo che tutti erano delinquenti e che le rubavano soldi quando era lei che li regalava ,anche a me ha regalato dei soldi , e che solo lei era una brava persona.
Le brave persone non fanno società con tossicodipendenti .
Le brave persone non sfruttano i dolori altrui per trarne profitti personali.
Le brave persone non inventano nomi importanti di attrici per dar risalto al proprio libro o appagare la propria sete di giustizia fai da te,anche perchè quest'ulitma non ti compete ma semmai è compito della magistratura .
Alcune persone conoscono le paranoie di Solange , a tutti raccontava storie di massoneria,mafia ed agenti segreti ed è una vergogna che certi giornali ,come "La Repubblica" , abbiano potuto pubblicare certe accuse senza accertarne prima la veridicità e la provenienza.
L'abitudine di denunciare la gente senza prove , inventandosi gran parte di esse,l'aveva anche in Managua.
La sua paranoia era tale che si è inventata anche una denuncia all'ambasciata d'Italia,vedi il problema passaporto.
Ha fatto una denuncia senza nessuna prova concreta soltanto per sentito dire che all'ambasciata d'Italia c'era stata una sparizione di passaporti .
Niente di più falso ,i passaporti non erano spariti ma semplicemente si erano fatti errori di trascrizione di dati e come tali erano stati annullati.
Normalmente in questo paese dove tutti hanno 300 nomi nessuno se ne ricorda uno correttamente.
Ovviamente nello scandalo ci sono andati di mezzo funzionari integerrimi con traiettorie impeccabili-trentennali che non c'entravano niente,tutte balle, come il nome di Paola Pitagora.
Accludo a questa lettera testimonianza una mia foto datata 18/05/2008 ore 16:46.